quelbruco

[mesmerizzante] bullshit - stronzate - gilipollezes [mesmerizzante]

lunedì, 08 ottobre 2007




e mi è venuto da ridere forte, forte, fortissimo e mi sembrava di sentirmi io soltanto in quel vicolo dei quartieri spagnoli, io che esco sgusciando tra i motorini e alle spalle due persone e gente che dice cose che mi hanno riempita di allegria. perché la giornata era iniziata davvero male, tra file, camminate lunghissime tra gli edifici del porto, una siringa vaccinosa e me lì che aspetto ascoltando i racconti di un vecchietto che era stato marinaio. tutto questo mi stava pesando. e mi pesavano le persone che mi venivano addosso mentre passeggiavo, mi pesavano i soffitti altissimi di due chiese, spogli o coloratissimi. e mi pesava camminare sotto il sole senza riuscire a partecipare davvero alla giornata o alle parole che ascoltavo. e i pensieri erano uno soltanto: domani parto. immaginate, lo stesso pensiero che si arrotola su se stesso, finisce e riparte, una monotonia, una litania.
poi la palla nel cervello ha iniziato a sciogliersi, sarà stato il posto e quella panchina sul mare, forse le palme, non lo so, forse qualcuno. fatto sta che mi è venuta pure fame e allora tutti a mangiare.
e lì sono uscita che ridevo, e mi è sembrato più leggero il giorno, più simpatiche le cose e più vicine le persone tanto da riuscire anche ad averne un contatto. bene, napoli.
ma dove vivono i koala?

io vado, cià

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sabato, 22 settembre 2007



e fu così che quelbruco ripartì.

questa volta zigzagherà un po' per le coste adriatiche, con un salto arriverà in grecia, poi, appena ottobre diventerà novembre, piano piano arriverà alle colonne d'ercole. lì, con aria paciosa, si godrà la discesa. un giorno ecco lì il brasile. e anche l'argentina. dopo le dovute presentazioni si scambieranno le coordinate geografiche. si frequenteranno per mesi per poi lasciarsi in primavera.

il gioco geografico inizierà tra un paio di settimane.

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martedì, 28 agosto 2007

on air - Rossetto e Cioccolato

Ci vuol passione
Molta pazienza
Sciroppo di lampone
E un filo di incoscienza

Ieri, 19 agosto, la mia migliore amica dei tempi del liceo, che poi è rimasta amica ma un po’ meno, si è sposata. E’ stato il primo matrimonio al quale partecipare da invitata in prima persona. Non più trascinata  da genitori. E mi sono commossa appena è entrata in chiesa.  Era bellissima e poi c’era la musica, il caldo le signore con i capelli gonfi gonfissimi. Il gruppo di amici, noi, lì, eleganti e i fiori chiari.

Ci vuol farina
Del proprio sacco
Sensualità latina
E un minimo distacco

L’altroieri, 18 agosto, ho compiuto 26 anni. Ho festeggiato con le foto scattate a casa, con leòn che ha ormai la barba bianca, e la torta ricotta e pere con mamma, papà e fratello. E poi la sera, da amici di mio fratello. Ricevo una telefonata e mi dico no, non può essere (a lei non piace telefonare). Giò, auguri vocali. Mi sento dire questo e mentre lei parla e parla (strano, perché lei non ama parlare tanto) io mi siedo sulle scale di marmo di una casa che non conosco, con gente e bicchieri che vagano, fuori la musica, un forno, un giardino, un sassofono e voci.
Ma che altro volevo dire?

Si fa così
Rossetto e cioccolato
Che non mangiarli sarebbe un peccato
Si fa così
Si cuoce a fuoco lento
Mescolando con sentimento

L’estate fa fatica a finire. Questa strana estate che mi sta durando da 15 mesi.

Luth ha chiuso il blog.

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venerdì, 13 luglio 2007

iter
Ho immaginato una cravatta rossa che avvolge un cuore e se ne sta su una pietra bianca, non liscia, con ombre grigio chiaro quindi. Poi una persona che da dietro quel masso osserva un punto fisso avanti a sé. Può inquadrare solo cose basse, dal suolo ad un metro, al massimo. Perché quella persona ti veda devi abbassarti, meglio sederti, e siediti allora. E ho immaginato di sedermi a gambe incrociate, con la gonna bianca a pieghe che copre le ginocchia. E lì, sul prato verde verdissimo, ho immaginato di iniziare a parlare rispondendo a nessuna domanda. E mentre parlo la cravatta rimane intorno al cuore. È il mio cuore. Lì parlo del posto in cui mi trovo. Alle spalle c’è vento, gente che cammina contro corrente e una lingua di mare che entra nella terra. Una torre è la protagonista delle foto dei passanti. Alcune barchette a vela dondolano e qualcuno ci dovrà pur essere a tenere il timone. Intanto, mentre continuo a parlare, arriva una mia amica che mi porta qualcosa da mangiare. Ha in mano buste molli e dentro oggetti veramente piccoli. Mentre io ero lì a parlare alla persona dietro la pietra su cui poggia il mio cuore nella cravatta rossa, lei è andata in giro ed è tornata per raccontarmi quello che ha visto. Guardo la persona e le faccio capire, da come poggio le mani a terra e da come mi dondolo in avanti, che sto per andar via. Lascio tutto lì, pietra, persona, cravatta e cuore e mi avvio lungo la lingua di acqua salata con la mia amica che ha capito tutto ma non ha detto niente perché masticava il boccone che spettava a me.
 
(quelbruco e jane andranno proprio lì)

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sabato, 10 marzo 2007
quelmondo

Samanà, Cayo Levantado, San Juan de Puerto Rico, Martinique, St. Thomas, Nassau, Turks & Caicos, Costa Maya (México), Costa Rica, Cristobal, Panama, Santa Marta (Colombia), Curaçao, St. Maarten, St. Lucia, Grenada, Barbados, Tortola, Cozumel (México), Tulúm (México), Fort Lauderdale.

A ripetizione, girando per mare e toccando coste di terre molte delle quali non avevano ubicazione geografica nella mia testa. Imparare i movimenti del mare, imparare i balli di navi, motoscafi, barchette, catamarani, galleggiamenti che sono scommesse. Mangiare cocco appena caduto sulla testa del vicino. Dire al vicino ne vuoi un po’? Attraversare foreste pluviali e guadare fiumi a cavallo. E tutto con accanto sempre qualcuno diversissimo da te, per pelle, vestiti, lingua, odore, musica. La musica. In posti in cui il concetto di maglione non esiste cosa puoi aspettarti? La musica. Bambine bellissime e donne nere che intrecciano i loro capelli. Cibi nuovi. Bradipi sornioni tenerissimi e poco morbidi. Cacao appena colto da succhiare e sputare. Posti colonizzati da americani, inglesi, francesi, olandesi. Isole vergini ancora vergini. Un canale che unisce due oceani e lo attraversi pensando ai racconti di papà da giovane. Forse è troppo tutto questo in 4 mesi, forse mi mancherà tanto questo colore. I racconti che sto raccogliendo mi serviranno a tenere saldi i ricordi. Ancora un altro mese e poi si torna in Europa. Una volta lì potrei sbarcare. Ho deciso che gli esami della specialistica possono aspettare, che due mesi in Nord Europa mi piaceranno. Come il gelato al limone dopo il platano fritto.

Mi capita spesso di pensare a voi.

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lunedì, 25 dicembre 2006

Atlantic crossing

From the bridge: viaggiamo ad una velocità di 19,5 nodi, sotto il culo abbiamo 6000 metri di profondità marine e siamo ancora a metà strada.
Mare leggermente mosso, oggi, onde lunghe piacevolissime, sbatti da una paratia all’altra e non sai come. E si dorme da favola. Che altro dire? Mi piace.


From the cabin: dalla sua cabina numero 4096 il bruco ascolta le voci e riconosce i passi. Va a lavorare col sorriso perché le piace quello che sta facendo e le persone che sono con lei. La cabina è sua.


From the safety: pare che gli americani siamo dei gran rompicazzo. Saliranno a bordo appena metteremo piede sul loro zerbino ed esamineranno tutto l’equipaggio. E quindi addestramenti ed  esercitazioni a più non posso. Ognuno di noi ha una sua safety position, io sono il num 230 e devo fare il palo alla wood door, muster station E, del deck 6 e guidare i passeggeri verso le loro muster station. Sapete, io non pensavo fosse così complicato portare in salvo 2900 persone. È tutto studiato perfettamente. Non puoi scappare. Devi fare quello che ti dicono. E insomma, quando si sentono i sette fischi corti seguiti da uno lungo tutti prendono il loro posto. Poi io mi chiedevo…e a questo punto che facciamo?ci guardiamo in faccia? No. Se la cosa è grave tipo titanic il comandante reciterà la sua poesia:  ABANDON SHIP. A questo punto se l’infarto ancora non ti ha colpito dovresti andare alla tua FINAL DESTINATION, che è una scialuppa o una liferaft. Insomma ti mettono in mare e occhio al fischietto che salvò quella tipa dai capelli rossi lunghi ricci.


From the excursions: il bruco ha messo piede/i per la prima in una moschea. Ero a Casablanca, ho tolto le scarpe e ho camminato su tappeti morbidi che ti salvavano dal gelo del marmo. Mi è sembrata troppo moderna.


From the ocean: è da vivere.

E torno ora da prua, natale in piscina mentre non riesci a quantificare quanto sei piccola rispetto a tutto quello che vedi.

Buon Natale.

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sabato, 09 dicembre 2006

quelbruco - mare


chi non clicca non naviga.

'a malattia d'o ffierro.
ne soffrono i marittimi, ed è bellissimo quando ti chiamano così.
ridormirò in una cabina, riguarderò per ore ed ore il mare mosso immobile nervoso elettrico dormiente. mi risveglierò ancora nel cuore della notte per il senso di vuoto del mare agitato. e rollio e beccheggio si aggrapperanno alle caviglie. e a natale aspetterò babbo natale in piena navigazione oceanica, perché lui con la slitta va ovunque. e i re magi in costumino porteranno noci di cocco e banane e mango. la befana non so.
il bruco caraibico vi saluta di nuovo augurandovi tante onde anomale.

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mercoledì, 11 ottobre 2006

uh!

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martedì, 23 maggio 2006
Titolo

aprire il frigo per metterci qualcosa per poi ritrovare tutto lì.
omini, omine, e frutta e verdura e un po' di ghiaccio trasparente.
tra 48 ore sarò in viaggio sulla terraferma per iniziare la navigazione. passerò l'estate in alto mare.
appena avrò tra le mani un briciolo di internet provvederò a dire ciao ciao eccomi qui.
ho salutato quasi tutti (ho detto ciao ciao), e con quasi tutti ho detto poco.
ho organizzato la valigia, organizzato la musica e le foto. mi manca ancora tutto il resto.
speriamo bene.

alcuni baci con schiocco a tutti.

Postato da: quelbruco a 10:46 | link | commenti (160) |

martedì, 09 maggio 2006
quelbruco - the walk

un pomeriggio di qualche giorno fa, sole a tratti.
e dopo aver litigato ferocemente con pinnacle sono riuscita a preparare questo video.
vi porto a fare un giro.

il ricavato tutto alla lipu.

Postato da: quelbruco a 12:45 | link | commenti (110) |

Ice Girl

manca il poi

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